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Accertamento di conformità e scia in sanatoria: nuovo intervento del consiglio di stato

    Gli interventi rientranti in manutenzione straordinaria, se conformi, sono suscettibili di sanatoria ai sensi dell’art. 37 del T.U. Edilizia.

    La qualificazione di un intervento come manutenzione straordinaria e quindi realizzabile tramite SCIA, può determinare la sua sanatoria come disciplinata dall’art. 37, comma 4, del T.U. Edilizia, ma sicuramente non la sua demolizione.

    Manutenzione straordinaria e SCIA in sanatoria: lo spiega bene il Consiglio di Stato con la sentenza n. 8335/2023, con la quale ha accolto il ricorso contro l’ordine di demolizione di una recinzione realizzata semplicemente con una rete plastificata e paletti infissi nel terreno, senza comportare muratura o aggravio urbanistico.

    Un intervento definito da Palazzo Spada di lievissima entità, urbanisticamente nullo, con funzioni di delimitazione del fondo, consentendo di iinquadrarlo senza problemi tra quelli di manutenzione straordinaria di cui al comma 1 lett. b) dell’art.3 del d.P.R. 380 del 2001 (Testo Unico Edilizia) e che dunque ricorresse, una delle ipotesi disciplinate dall’art. 37 dello stesso Testo Unico in tema di “Interventi eseguiti in assenza della segnalazione certificata di inizio attività”, titolo richiesto dall’art. 22 dello stesso T.U.

    Accertamento di conformità: i presupposti per la sanatoria

    L’Amministrazione aveva motivato il provvedimento di demolizione specificando che il requisito di doppia conformità del recinto (ovvero la conformità dell’intervento alle norme vigenti al momento di realizzazione dell’intervento, che a quelle vigenti al momento di presentazione dell’istanza di sanatoria) non fosse rispettato, e che non si potesse procedere con l’applicazione del comma 4 dell’art. 37, in quanto il muretto provocava un restringimento di carreggiata inferiore al limite consentito.

    Spiega il Consiglio che la previsione normativa è applicabile alle sole recinzioni realizzate in aderenza alle strade di transito, mentre è espressamente esclusa su quelle cd. “a fondo cieco”, e inoltre limita le sole reti appoggiate su di un muretto, che non deve superare i 50 cm. Cosa non avvenuta nel caso in esame, dove la rete poggiava direttamente sul terreno.

    Dunque, conclude il Consiglio, l’intervento non è difforme dalla normativa urbanistica ed è suscettibile di rilascio di SCIA in sanatoria, previo pagamento della sanzione prevista dal comma 4 dell’art.37 citato, senza che si possa prevedere un ordine di demolizione.

    Consiglio di Stato, sentenza n. 8335 del 14 settembre 2023 

    FATTO e DIRITTO

    1. La sentenza impugnata ha rigettato il ricorso con cui la parte appellante chiedeva l’annullamento dell’ordinanza n. 18/15 del 18 settembre 2015 del Responsabile Servizio Tecnico del Comune di Vaie, in provincia di Torino, che, originariamente, le ha ingiunto la demolizione di opere abusive consistenti: nella realizzazione di recinzione di parte dell’area di corte; realizzazione di pilastri a sostegno del balcone al primo piano; una pensilina sopra la porta piano terra lato est; realizzazione in difformità a titolo edilizio di cortile in lose cementate; …tettoia a copertura di barbeque e «pollaio»”. Dette opere sono state tutte successivamente sanate, a seguito di istanza di accertamento di conformità che è stato concesso con permesso di costruire in sanatoria n.15/17 del 30 ottobre del 2017, ad eccezione della descritta recinzione, che l’amministrazione non ha ritenuto sanabile. Avverso la sentenza gravata, per la sola parte relativa a quest’ultimo intervento, sono pertanto dedotti i seguenti motivi di appello;
    2. Violazione di legge con riferimento agli artt. 31 e 34 d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380. Violazione di legge con riferimento all’art. 6, in relazione agli artt. 15, 22, 34 e 37 d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380. 2. Violazione di legge con rif. agli artt. 7, 8, 13 l. 241/90; eccesso di potere per difetto di motivazione e vizio del procedimento. Benché sia stato ritualmente citato, non si è costituito in giudizio il Comune di Vaie;
    3. Il primo motivo di appello contesta che, per realizzare la recinzione del fondo in questione, fosse necessario il permesso di costruire. A maggior ragione ciò sarebbe evidente nel caso di specie, consistendo l’intervento nella realizzazione di una semplice rete plastificata, retta da paletti soltanto conficcati al suolo, che presenta un impatto urbanistico pressoché nullo. La recinzione avrebbe la sola funzione di delimitare la proprietà fondiaria della parte appellante e sarebbe stata eretta nell’esercizio del diritto del proprietario di chiudere il fondo, contemplato dall’art.841 del c.c. In subordine, necessitando al più, quale opera edilizia minore, dei titoli edilizi rappresentati dalla CILA o dalla SCIA, al caso di specie giammai poteva applicarsi la più grave sanzione demolitoria;
    4. Il motivo è fondato. L’intervento in questione, anche visionando i reperti fotografici, è di lievissima entità, urbanisticamente nullo (la rete è quella verde di plastica, di uso comune in numerosi giardini e terrazzi, sorretta da listelli di metallo sottilissimi, alta poco più di un metro). La sua funzione di delimitazione del fondo e i materiali utilizzati per realizzarla, oltre che il modestissimo impatto visivo che presenta, consente senz’altro di inquadrarla fra gli interventi di manutenzione straordinaria di cui al comma 1 lett. b) dell’art.3 del D.P.R. 380 del 2001. Dunque può condividersi quanto prospettato dalla parte appellante in merito. D’altro canto è pacifico che tale titolo non sia stato richiesto, e che dunque ricorresse, nella fattispecie, l’ipotesi disciplinata, tra le altre, dall’art.37 del Testo Unico Edilizia, in tema di “Interventi eseguiti in assenza della segnalazione certificata di inizio attività.” Va ancora aggiunto che l’area sulla quale il muretto risulta realizzato non è soggetta a vincoli di inedificabilità;
    5. Tutto quanto precede non sarebbe ancora sufficiente a ritenere sanabile l’opera, perché, a tal fine, essa dovrebbe essere conforme, ai sensi del comma 4 dell’art.37, alla “disciplina urbanistica ed edilizia vigente, sia al momento della realizzazione dell’intervento che al momento della presentazione della domanda” (cd. “doppia conformità”):
      • Senonché l’opera, secondo l’amministrazione – che ha integrato l’originaria motivazione – non possiederebbe questo requisito perché, essendo prospiciente, almeno per una parte, al lato strada, ne restringerebbe la carreggiata a meno di metri 4,0 (la strada, in un punto, è larga mt.3,06 per il restringimento causato dalla rete) in contrasto con la previsione di cui all’art.7.1.1. del P.R.G di Vaie;
      • La deduzione non è corretta. La ridetta previsione, infatti, è applicabile alle sole recinzioni realizzate in aderenza alle strade di transito, mentre è espressamente esclusa su quelle cd. “a fondo cieco”, quale è quella interessata dalla recinzione controversa, ed inoltre limita le sole reti appoggiate su di un muretto, che – è previsto espressamente – non deve superare i 50 cm. . Nel caso di specie, invece, la rete poggia direttamente sul terreno e non ha muretti né mattoni di sostegno. Dunque non ricorre, nel caso di specie, nessuno dei due presupposti per l’operatività della ridetta previsione, il che significa che l’intervento non è difforme dalla normativa urbanistica ed è pertanto suscettibile di sanatoria, previo pagamento della sanzione prevista dal comma 4 dell’art.37 citato.
    6. Questi motivi inducono all’accoglimento dell’appello e del ricorso di primo grado. La modesta entità del valore del giudizio e le concrete circostanze da cui lo stesso è scaturito – in origine vi è pur sempre stata la realizzazione di un’opera priva di titolo – rappresentano un giustificato motivo per compensare le spese del doppio grado di giudizio.

    P.Q.M.

    Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Settima), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata e in accoglimento del ricorso di primo grado, annulla i provvedimenti impugnati dinanzi al TAR. Compensa le spese del doppio grado.