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Porphyrios – il purpureo

    Le informazioni sulla vita di Porfirio sono fornite da riferimenti nelle sue opere e da una biografia scritta intorno al 400 nella raccolta biografica

    Vite dei filosofi e dei sofisti di Eunapio di Sardi; Eunapio attinse le sue conoscenze dagli scritti di Porfirio, e probabilmente aveva ancora accesso alle opere del filosofo, oggi perdute.

    Porfirio era di origine siriana e, come suo padre, si chiamava originariamente Malik (grecizzato in Μάλϰος, Málkos, oppure Μάλχος, Málchos), che significa «re» nella sua lingua nativa fenicia: per questo motivo fu poi chiamato «re» anche in greco (βασιλεύς, Basileús).

    Nel 263 aveva trent’anni, quindi dovrebbe essere nato nel 233; il luogo di nascita dovette essere l’antica città fenicia di Tiro, oppure il villaggio di Batanea a sud di questa. Porfirio proveniva da una famiglia rispettata e ricevette un’educazione attenta; non si sa nulla della sua infanzia: l’affermazione dello storico della Chiesa Socrate Scolastico secondo cui fu cristiano per un certo periodo non è credibile.

    Si recò ad Atene per studiare matematica, grammatica e retorica, ma soprattutto filosofia; il suo insegnante più importante fu il famoso filologo e filosofo Cassio Longino, con il quale strinse un’amicizia che durò tutta la vita. Secondo il resoconto di Eunapio, fu Longino a dargli il nome di Porfirio (Porphyrios, «il purpureo»): il nome può essere interpretato come un’allusione all’abito reale di porpora e quindi al suo nome di nascita, oppure è collegato con la famosa produzione di porpora della sua città natale, Tiro Nel 263, all’età di trent’anni, si trasferì a Roma.

    Plotino, il fondatore del Neoplatonismo, vi aveva fondato una scuola di filosofia, alla quale Porfirio aderì immediatamente. In ambito ontologico, Plotino aveva una posizione diversa da Longino riguardo alla dottrina delle idee, che Porfirio inizialmente rifiutò di accettare. Tuttavia, con l’aiuto del suo allievo Amelio Gentiliano, Plotino riuscì a convincere Porfirio della sua dottrina nel corso di una controversia che comportò uno scambio di dispute. Porfirio ritrattò quindi per iscritto la sua precedente opinione, diventando un ardente sostenitore del Neoplatonismo di Plotino. Per conto del suo maestro, analizzò criticamente le dottrine concorrenti, e corresse e riordinò gli scritti del maestro. A lui si deve dunque la sistematizzazione e la pubblicazione degli scritti di Plotino

    – le Enneadi –

    e una sua biografia, la Vita di Plotino. Ammalatosi di depressione e con propositi suicidi, fu invitato dal maestro a recarsi in Sicilia per favorirne la guarigione, e si trasferì quindi a Lilibeo nel 268. Porfirio rimase a lungo in Sicilia,( guarendo dalla propria malattia,) e restando in contatto con Plotino; rifiutò anche l’invito di Longino di tornare in Fenicia. Era ancora a Lilibeo quando, nel 270, venne a conoscenza della morte di Plotino.

    Sposò Marcella, anziana vedova di un suo amico e madre di sette figli, di cui apprezzò intelligenza e cultura. Dovendo allontanarsi dall’Italia per un viaggio in Grecia, le scrisse una lettera (Pròs Markéllan) con cui delineava le sue opinioni teologiche e filosofiche, esortandola a cercarvi conforto