26 aprile 1920: muore di tubercolosi a 33 anni Srinivasa Ramanujan, uno dei geni matematici più puri di tutti i tempi. Imparò la matematica da autodidatta da bambino nell’India di fine Ottocento. Mandò una serie di teoremi ad alcuni matematici inglesi e venne notato solo da Godfrey Hardy del Trinity College che lo portò in Inghilterra.
L’aneddoto più famoso riguardo Ramanujan è quello del numero 1729. Ramanujan era già malato di tubercolosi e Hardy lo va a trovare in ospedale. Il dialogo è famoso. “Il mio taxi aveva il numero 1729, un numero che non significa nulla” disse Hardy.
“Invece è un numero molto interessante” rispose Ramanujan “Il più piccolo esprimibile come somma di due cubi in due diversi modi: 1729 = 10³ + 9³, 1729 = 12³ + 1³ “. Da allora 1729 è il numero di Hardy-Ramanujan.
Hardy scrisse di Ramanujan “«I limiti della sua conoscenza erano sorprendenti come la sua profondità. Era un uomo capace di risolvere equazioni modulari e teoremi… in modi mai visti prima, la cui padronanza delle frazioni continue era… superiore a quella di ogni altro matematico del mondo, che ha trovato da solo l’equazione funzionale della funzione zeta e i termini più importanti di molti dei più famosi problemi nella teoria analitica dei numeri; e tuttavia non aveva mai sentito parlare di una funzione doppiamente periodica o del teorema di Cauchy, e aveva una vaga idea di cosa fosse una funzione a variabili complesse…».
Fervente indù, Ramanujan attribuiva questa sua capacità matematica prodigiosa a Namagiri, la dea protettrice della sua famiglia. Ripeteva spesso: «Un’equazione per me non ha senso, se non rappresenta un pensiero della Dea»
