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Perché i motociclisti si salutano con il segno della V?

    Chiunque abbia mai incrociato un gruppo di motociclisti sulla strada avrà notato quel gesto inconfondibile, rapido quanto misterioso: due dita alzate a formare una V.

    Ma perché i motociclisti si salutano così? È solo moda, o c’è dietro qualcosa di più profondo?

    L’avventura (e i rischi) della vita su due ruote

    Andare in moto attira e intimorisce, a volte nello stesso minuto. È risaputo che guidare una moto non è uno sport per deboli di cuore: può essere pericoloso, anche molto. Un tragico incidente mortale avvenuto il 16 giugno nei pressi di Béthune, coinvolgendo un giovane centauro, non lascia dubbi sulla realtà dei rischi legati a questo mezzo di trasporto. Insomma, chi sale in sella conosce bene il prezzo che potrebbe pagare per la propria passione.

    Una vera comunità: il legame tra motociclisti

    Ma ecco dove entra in scena la vera differenza rispetto agli automobilisti. I motociclisti, infatti, hanno una tendenza sorprendente: sono affiatati come pochi. Non è raro vedere club e associazioni di motociclisti in abbondanza, e non passa molto senza incontrare gruppi che si godono una passeggiata su strada, quasi fossero una famiglia allargata su ruote. Questa vicinanza si manifesta anche nei piccoli gesti che si scambiano: un modo per ricordare che, su due ruote, nessuno è davvero solo.

    Il segno della V: origini e significato

    Dentro questa “lingua segreta”, un gesto domina su tutti: il segno della V fatto con le dita. Ma da dove viene?

    • Negli anni ’70, il famoso pilota Barry Sheene aveva l’abitudine di mostrare il segno della V con la mano quando vinceva una gara.
    • Nessuno sa esattamente il perché.
    • Forse era per dire “Peace and love” (pace e amore), forse era semplicemente la “V” di “vittoria”.

    Qualunque fosse il senso voluto da Barry Sheene, il gesto si è radicato nella cultura motociclistica popolare. Così, oggi capita spesso che due motociclisti che si incrociano in strada si salutino proprio con quel famoso segno della V. Più che un semplice saluto, è diventato un simbolo di riconoscimento e appartenenza: un cenno a chi condivide le stesse sfide e le stesse emozioni.

    I gesti dei motociclisti: oltre il segno della V

    C’è un motivo logico dietro questa abbondanza di segnali. A causa del casco e del vento, i motociclisti non possono comunicare a voce. Ma le mani (e non solo) diventano allora strumenti indispensabili per “parlare”.

    • Un esempio? In segno di ringraziamento durante un sorpasso, il motociclista stende la gamba. Un gesto che spesso lascia perplessi gli automobilisti.
    • Ci sono poi gli immancabili lampeggi: brevi flash di luce che tra motociclisti servono da segnali di allerta.

    Conclusione: la forza dei piccoli gesti

    In definitiva, il segno della V e i tanti altri gesti che vivacizzano le strade percorse in moto sono molto più di semplici abitudini. Rappresentano il bisogno di comunicare, di sentirsi parte di una comunità unita da rischi, avventure e – perché no – da un po’ di adrenalina. E la prossima volta che vedi due dita sollevarsi al tuo fianco, sappi che dietro c’è un intero mondo di solidarietà, complicità e rispetto. Forse non fermeranno il vento… ma di sicuro rendono la strada molto meno solitaria!