Gli antichi egizi erano dediti a festeggiare l’inizio dell’anno nuovo in maniera molto simile alla nostra, scambiandosi dei regali, facendo festa fra gli amici e decidendo di passare alcune ore in compagnia, rilassandosi con del buon cibo e la musica.
Essi portavano anche in processione le statue dei loro dei, credendo che la luce del nuovo anno potesse far rinvigorire il potere delle divinità e rinsaldare la fede nei fedeli.
C’era però un problema: la festa di “apertura dell’anno” – il cui nome era Wepet Renpet – cambiava data nel tempo e poteva essere celebrata anche più volte nel corso dell’anno.
Gli egizi infatti non usavano il nostro calendario bisestile, ma un calendario formato da tre stagioni che avevano 4 mesi, da 30 giorni ciascuno. Ciò portava a cambiare data del Capodanno dopo un certo numero di anni e in alcuni casi era possibile assistere a due Wepet Renpet nel corso di un moderno anno bisestile.
Quando l’Egitto venne inoltre conquistato dai romani, gli allora abitanti di questa provincia, desiderosi di mantenere le tradizioni, iniziarono a considerare “Primo giorno dell’anno” qualsiasi festa importante introdotta da Roma.
Alcuni storici hanno infatti scoperto che le feste Wepet Renpet venivano celebrate il primo giorno dell’anno solare, il giorno del compleanno dell’imperatore romano, il giorno del “Riposo di Augusto” (l’attuale Ferragosto), durante il giorno della fondazione di Roma e quando la stella Sirio sorgeva all’orizzonte.
È inoltre importante notare come durante il Wepet Renpet gli egizi celebrassero anche i morti, auspicando che potessero ricongiungersi con gli antenati.
