Il poeta del Trecento la definì «unica al mondo». Il Regno d’Italia la risparmiò durante le demolizioni della rivoluzione urbanistica della nuova Capitale ma i terremoti ne abbassarono l’altezza dai 60 metri originari a soli 29 attuali
Francesco Petrarca la definì «unica al mondo»: «Turris illa toto orbe unica». Galileo Galilei, nel 1630, sembra vi abbia ospitato alcune delle sue osservazioni astronomiche romane. Tanto era riconosciuto il suo valore che a fine Ottocento il Regno d’Italia la preservò dall’imponente sbancamento necessario per l’apertura di via Cavour. E negli anni Trenta il regime fascista volle salvarla pure dalle demolizioni per la realizzazione di via dei Fori Imperiali. La Torre dei Conti, oggi vittima di un importante crollo che ha devastato parte del sito, è uno di quei luoghi magici che custodiscono storia, leggende e identità cittadina.
Vox populi: costruita con le pietre del Colosseo
Nota anche come Torre Maggiore o Torre Secura, è una delle case-torri più pregiate della Roma medievale. È stata una nobile dimora, un fortino, una prigione, un osservatorio astronomico, e infine un museo. La sua storia inizia nell’858, quando fu eretto un primo nucleo fortificato da Pietro dei Conti di Anagni sopra una delle esedre del portico del Tempio della Pace, fatto costruire da Vespasiano. La vox populi, nell’antichità, la diceva costruita con le pietre del Colosseo. Quel che è certo, invece, è che nel 1203 Papa Innocenzo III la fece ampliare per ospitare la sua famiglia, i Conti di Segni, rivestendola con lastre di travertino provenienti dai Fori Imperiali (asportate però nel Cinquecento per la costruzione di Porta Pia). La Torre dei Conti, dunque, divenne presto un simbolo del potere ecclesiastico e fu utilizzata dai papi per tutelare le processioni papali da San Pietro al Laterano.
Distrutta più volte dai terremoti
Nel corso dei secoli sopravvisse alle rivoluzioni urbanistiche della Capitale, ma non ai terremoti, in particolare quelli del 1348, 1630 e 1644. Fu quindi ricostruita e restaurata più volte, finché la sua altezza originaria di circa 50-60 metri venne definitivamente ridotta agli attuali 29 metri. Così per preservarla dai crolli Papa Alessandro VIII, alla fine del Seicento, vi fece aggiungere due robusti contrafforti di rinforzo. Eppure il declino era ormai dietro l’angolo. Nei secoli successivi la torre fu abbandonata e usata come deposito di carbone e come fienile per gli animali, per via della sua posizione in quella che, prima di via Cavour e dei Fori Imperiali, si chiamava piazza delle Carrette: perché qui arrivavano i carri con il vino, le granaglie e altre merci provenienti dai Castelli Romani, i quali facevano sosta in questa zona al limite del Foro, dove si teneva il mercato.
Mussolini la donò agli «arditi» d’Italia
Tornata in auge durante il Ventennio fascista, nel 1937 la torre fu donata da Benito Mussolini alla Federazione nazionale arditi d’Italia, che vi mantenne la sede fino al 1943, trasformando il salone del Tempio della Pace, al suo interno, nel Mausoleo degli Arditi: tuttora, sepolto in un sarcofago romano, giace il presidente della federazione, Alessandro Parisi, morto nel 1938 in un incidente stradale.
Al momento del crollo, era in corso il cantiere di Roma Capitale per risolvere i «gravi problemi sul paramento murario esterno dell’edificio». Questi problemi includono una diffusa disgregazione degli elementi costruttivi, che ha permesso la crescita di vegetazione spontanea, che penetrando nella muratura con le radici ha contribuito al danneggiamento. Inoltre, la muratura era stata oggetto di atti vandalici. Mentre l’interno dell’edificio versava in uno stato generale di degrado, tra controsoffitti crollati, danni agli infissi e alle pitture decorative e infiltrazioni d’acqua. In particolare i lavori prevedevano: opere di consolidamento statico; il restauro conservativo dell’edificio; la realizzazione di impianti elettrici e illuminotecnici, impianti di sollevamento e idrici; l’abbattimento delle barriere architettoniche; l’allestimento museale dedicato alle fasi più recenti dei Fori Imperiali; la realizzazione di un Centro Servizi per l’Area Archeologica Centrale per cittadini e turisti; la realizzazione di una sala conferenze e spazi espositivi. Infine la realizzazione di un percorso di visita alla Torre e alla parte ipogea.
di Natalia Distefano
